GRECHETTO

Chi compra un Grechetto compra, spesso senza saperlo, uno di due vitigni diversi. Le analisi del DNA hanno separato il Grechetto di Orvieto dal Grechetto di Todi, che in Emilia si chiama Pignoletto o Grechetto Gentile. Per anni li si è considerati cloni della stessa uva, e molti disciplinari umbri scrivono ancora solo «Grechetto». Il vino Grechetto resta un bianco dell'Italia centrale, tra Umbria e alto Lazio, con profumi di frutta bianca e di erbe e una chiusura ammandorlata che lo rende riconoscibile. Capire quale dei due c'è in bottiglia è il modo più rapido per prevedere cosa troverete nel bicchiere.

Grechetto di Todi o di Orvieto: cosa cambia nel bicchiere

Il Grechetto di Orvieto, noto anche come clone G109, produce di più e ha una buccia più spessa e ricca di tannini: dà vini più rustici e di corpo. Il Grechetto di Todi, il G5, rende meno e ha un profilo più delicato. Tra i due esiste una parentela diretta, ma non sono la stessa varietà. L'indizio in etichetta è la zona: nell'area di Todi si usa quasi solo il G5, attorno a Orvieto prevale il G109, che entra anche nell'Orvieto DOC insieme al Trebbiano. Le versioni frizzanti emiliane rifermentate in bottiglia usano invece il Grechetto Gentile, cioè lo stesso vitigno del Pignoletto.

Quanto costa un vino Grechetto e come abbinarlo

Tra 9 e 15 euro si trovano i Grechetto delle DOC umbre, come Montefalco e Colli Martani, e degli IGT di regione, vinificati in acciaio e da bere giovani. I frizzanti emiliani col fondo stanno tra 14 e 17 euro. Da 18 a 30 euro salgono le selezioni di singola vigna e le versioni affinate in legno, che possono attendere qualche anno in cantina. A tavola il Grechetto chiama la cucina umbra: frittata al tartufo, torta al testo con le erbe, zuppa di farro e legumi. Si serve a 10-12 °C, e gli altri vini bianchi dell'Umbria completano il confronto.

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