SUPERTUSCAN

Il nome non compare in nessuna etichetta: Supertuscan è un soprannome. Indica i rossi toscani nati fuori dai disciplinari, con Cabernet e Merlot dove la legge chiedeva Sangiovese e uve bianche, o con Sangiovese in purezza quando non era permesso. Il primo fu il Sassicaia di Bolgheri, la cui annata 1968 uscì sul mercato nel 1971 come semplice vino da tavola. Seguì il Tignanello, annata 1971, nel cuore del Chianti Classico. Il successo di questi vini costrinse la legge ad adeguarsi: nel 1992 nacque l'IGT Toscana.

Bolgheri o Chianti: le due anime dei Supertuscan

Sulla costa, a Bolgheri, i Supertuscan parlano bordolese: Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot su suoli sassosi vicino al mare. Il Sassicaia ha dal 2013 una DOC tutta sua, Bolgheri Sassicaia. Nell'interno, tra Chianti Classico e colline senesi, il filone più forte è il Sangiovese in purezza da vigna singola, imbottigliato come IGT anche quando potrebbe rientrare nella DOCG. In etichetta trovate quindi Toscana IGT, Bolgheri DOC o Bolgheri Superiore: il nome del vino e del produttore contano più della sigla. Per allargare lo sguardo c'è la selezione dei rossi di Bolgheri.

Quanto costa un Supertuscan

Tra 40 e 60 euro si trovano i secondi vini delle grandi tenute e gli IGT più giovani, il modo più accessibile per conoscere uno stile. Tra 80 e 160 euro salgono i Supertuscan storici del Chianti e della costa. Sopra i 300 euro ci sono le etichette iconiche, comprate anche per la cantina. Sono rossi da attendere: molti danno il meglio dopo dieci anni. A tavola chiedono carne alla brace, selvaggina e formaggi stagionati. La Toscana rossa nel suo insieme è nella selezione dei rossi toscani.

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